Più che un’industria, la carità sta diventando un’impresa…

27 gennaio 2013 Lascia un commento

[FADE IN]

E non si tratta soltanto della crisi economica mondiale ed italiana, del numero sempre crescente di famiglie sulla soglia della povertà, di politiche di welfare a volte sbagliate, ma molto più spesso assenti… ora – davvero ci mancava e cominciavamo a sentirci discriminati – arrivano le pseudo indagini giornalistiche, tanto di moda ai giorni nostri, a tentare di dare l’estrema spallata alle poche cose che in questo nostro paese, ancora, provano e riescono a reggersi in piedi.

[FADE TO]

La critica, ovviamente, è sempre bene accetta, la discussione, la verifica, quando sono libere e leali sono sempre un’opportunità per non dare mai per scontato ciò che si fa, per mettersi sempre in discussione e, perché no, anche per correggersi e magari per cambiare, ma le inchieste che caratterizzano un certo modo di fare notizia, in questi tempi, suonano in maniera immediata molto poco obiettive, orientate a sollevare polveroni per ottenere lo scopo principale che hanno: l’eco mediatica.

[CUT TO]

Ma mica solo quella…

[FADE TO]

Le armi un poco subdole che vengono usate in modo oramai sistematico, in quasi tutti gli ambiti oggetto di indagine, sono il sospetto e l’insinuazione perché, in fondo, da un’accusa precisa ci si può sempre difendere. A partire da dati od esempi eclatanti – meglio se interpretati in modo parziale e strumentale – ci si muove non tanto nella direzione dell’analisi seria, ma spruzzando una coltre di sospetti ed insinuazioni su tutto e su tutti, soprattutto su ciò che, caso strano, funziona e spesso funziona anche molto bene.

[CROSS DISSOLVE]

Di fronte ad un dato di fatto, all’evidenza chiara di tante persone, opere, associazioni, imprese sociali che, in forza del proprio ideale ancora oggi, in questi tempi del tutto avversi, si muovono e costruiscono, il giudizio che si vuole far passare – nemmeno poi tanto ventilato – è che chi si muove e costruisce lo fa per forza in un modo truffaldino e certamente con un secondo fine.

Il metodo del sospetto è subdolo proprio per questo, perchè cerca di rendere meno chiaro ciò che invece è una evidenza davanti agli occhi di tutti: una delle più grandi ricchezze dell’Italia, oggi, è proprio la passione ed il desiderio di tante e tante persone che si mettono insieme per dare vita ad opere ed iniziative che rispondono ai bisogni di molti, creano talvolta posti di lavoro e realizzano luoghi in cui ognuno si può esprimere, ogni uomo torna ad essere davvero un uomo, “assistente” o “assistito” che sia.

[CUT TO]

Ciò che quindi caratterizza le indagini giornalistiche di questo tipo è l’asserire una tesi precostituita e costruirci sopra un percorso – anche molto forzato – che risulti funzionale alla tesi che si vuole dimostrare. In fondo si vende bene ciò che viene scritto contro qualcuno o qualcosa. Ma risulta essere, a mio parere, evidente anche il fatto che qualcuno che si muove, molto spesso in modo totalmente libero e gratuito, per aiutare qualcun altro affrontando con serietà quel compito e testimoniando nell’operare una posizione ideale di affronto del lavoro e della vita fa tanta paura. Perché?

[CUT TO]

Perché si tratta innanzitutto di persone libere. Persone che non hanno paura della realtà che devono affrontare, persone che non si lasciano determinare dalle difficoltà che incontrano, persone che riescono sempre a trovare un punto dal quale si possa partire, per costruire, anche dentro una crisi o dentro una circostanza avversa.

Perché si tratta di persone ancora capaci di appassionarsi alla realtà ed all’uomo e quando incontrano un bisogno non si fermano a fare analisi socio-politiche, ma prima di tutto si muovono per rispondere.

Perché si tratta di persone che si presentano di fronte alla realtà con gli occhi spalancati e carichi di domande, non con un progetto preconfezionato ed una risposta pronta, magari calata dall’alto.

[CROSS DISSOLVE]

La carità, benchè spesso non se ne ricordi più il significato, è proprio questo e ridurla a qualcosa di meramente economico è sbagliato prima ancora che ideologico. La carità è proprio questo muoversi per rispondere, questo commuoversi di fronte al bisogno ed è una caratteristica innata dell’uomo, non del suo portafoglio.

[FADE TO]

L’esito? I libri, le inchieste vendono e venderanno, molti lettori diranno “Ah ecco, vedi, lo sapevo, mi pareva, ora capisco”, molti enti, molte associazioni, molte persone si arrabbieranno sentendosi attaccati e feriti. Ma poi? Ma poi scopriremo che ancora una volta questa circostanza è una grande occasione, occasione di parlare, di discutere, di confrontarsi su questi temi, di prendere una posizione e fare memoria della ragione per cui operiamo. Siamo certi che possiamo essere attaccati con fumose insinuazioni e sospetti, ma alla fine ciò che è evidente rimane evidente, nei numeri e nei dati, ma ancor più nei volti delle persone che donano il loro tempo, nei volti delle persone che impegnano le loro professionalità, nei volti delle persone che usufruiscono dei servizi. E ancor più siamo certi che quella passione che ci ha mossi e ci muove di fronte ad una persona o ad un bisogno che ci è dato di incontrare, nessun sospetto, nessuna insinuazione, nessuna inchiesta o pseudo tale ce la può e potrà mai strappare di dosso.

[FADE TO BLACK]

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“Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”

[FADE IN]
Così diceva Bertolt Brecht e mi vien da pensare che si adatti perfettamente al nostro momento storico. Eh si, perchè oggi pare che di auto-proclamatisi eroi sia pieno il mondo o, comunque, le pagine quotidiane delle cronache nostrane.
[CROSS DISSOLVE]
Abbiamo l’eroe dell’antipolitica che con intuito innovativo riesce a trovare del marcio nella classe dirigente -come trovare un pagliaio sopra un ago-. Abbiamo l’eroe del senso civico che in pochi mesi salva la nazione -mentre gli anziani cominciano a rubare nei supermercati-. Abbiamo l’eroe highlander che si ripropone come il nuovo che avanza -sfoggiando magari un altro, quello si nuovo, cappello-.
[CUT TO]
Camminando per le strade, però, stranamente non si ritrovano questi eroi, non si vedono nei volti e nelle parole della gente, non si vedono in una società che, a fatica, fa quel che può per sopravvivere. Basta ascoltare il sottofondo sui bus, agli angoli delle piazze, al bar o negli uffici postali per scoprire immediatamente cosa accomuna tutti gli eroi dei nostri giorni: generano e producono lamentela su tutto e su tutti al punto che “piove, governo ladro!” sembra un pallido ricordo dei bei tempi che furono. Gli eroi dei nostri tempi hanno un’altra grande cosa in comune: si prendono in toto, con la nostra complicità, la delega per ciascuna nostra piccola o grande responsabilità. Così, d’un tratto, da protagonisti diveniamo spettatori -molto meno rischioso in fondo-.
[CUT TO]
Cammino per le strade e vedo intorno a me anche un atteggiamento diverso, persone che non accettano di rassegnarsi a tutto così facilmente, persone che non sentono il bisogno dell’eroe di turno cui delegare la soluzione dei problemi, persone che affrontano seriamente il pezzetto di realtà che hanno tra le mani: realtà del privato sociale che, seppur boccheggianti, non mollano la presa e non si arrendono grazie ad una passione inestirpabile verso ogni volto, ogni assistito, ogni persona che accompagnano, ma anche imprenditori che hanno capito che lo scopo della loro impresa non è il facile profitto. Tante persone che sono ancora capaci di mettere passione in ciò che fanno perché consapevoli che ogni uomo vale più di ciò che è capace di fare.
[FADE TO]
E così, nelle prime ore di questo 2013 auguro a me e a tutti di aver intorno sempre più persone come quelle, di avere sempre più amici come quelli, auguro a me e a tutti di riuscire ad affrontare ogni istante del nuovo anno con quell’attesa, con quella umanità, con quel desiderio di cambiare la realtà senza eroismi, ma semplicemente provando a far meglio che si può quello che ci è dato da fare ogni giorno. Questa in fondo è la nostra responsabilità.
[FADE TO BLACK]